SEO UX

Google, la SEO e l’Esperienza Utente

L’aggiornamento SEO UX: Tutto vero, ma ci hanno mentito

Più o meno un anno fa Google ha annunciato un aggiornamento del proprio algoritmo dal nome “Page Experience Update”, inizialmente previsto per Marzo 2021, poi slittato più avanti: il rilascio è ora confermato a partire da Giugno e diventerà effettivo al 100% entro Agosto.

…algo-cosa?

L’algoritmo è il cuore del motore di ricerca, la formula che determina l’ordine dei risultati quando si cerca qualcosa su internet; meglio ancora: l’algoritmo assegna a ogni pagina un punteggio, un voto, in modo da mostrarci per primi i risultati con il punteggio più alto: pagine ritenute migliori, con punteggi più alti, vengono mostrate per prime, con maggiori probabilità di essere cliccate.

Chi pubblica una pagina sul web e vuole che questa pagina si posizioni tra i primi risultati, deve perciò sapere quali sono i parametri che il motore di ricerca valuta importanti e impegnarsi perché la pagina li soddisfi il più possibile.

I parametri però sono molti e molto complessi e, se questo non bastasse, la competizione sul web è molto forte; per questo motivo esistono professionalità dedicate, specialisti che si formano continuamente sull’argomento e collaborano con chi si dedica a design, sviluppo, programmazione, grafica, copywriting, marketing e le altre numerose figure che progettano e realizzano le pagine web.

L’eterna ricerca della SEO

SEO sta per Search Engine Optimization, cioè Ottimizzazione per i Motori di Ricerca.

Gli specialisti SEO lavorano sulle pagine in modo che queste ottengano migliori valutazioni da Google e si posizionino tra i primi risultati delle ricerche (mi riferisco alla realtà più vicina a noi: in Europa, USA e molti altri paesi in cui Google è il motore di ricerca in posizione egemone; ma lo stesso discorso si può applicare alla SEO basata su altri motori di ricerca e i rispettivi algoritmi, come Baidu e Yandex – ndA).

Quindi, se cambia qualcosa nell’algoritmo, per continuare ad avere buoni risultati dovranno cambiare i parametri su cui fare SEO e – sorpresa! – gli algoritmi dei motori vengono aggiornati abbastanza spesso.

Va da sé che nel mondo della SEO non ci si annoia di certo, infatti non si finisce mai di ottimizzare: una pagina per cui si siano raggiunti i migliori risultati tornerà ad essere migliorabile al primo aggiornamento dell’algoritmo.

Ma perché si aggiornano gli algoritmi? Per frustrare gli specialisti SEO?

No. Forse anche per quello, ma principalmente si fa per migliorare l’esperienza degli utenti di Google.

Provate a immaginare: se ogni volta che cercate qualcosa i primi dieci risultati vi portassero a pagine lente, scomode, poco interessanti, come vi sentireste?

Google vuole che gli utenti siano sempre soddisfatti dei risultati di ricerca, in modo che continuino a usare Google e non passino a Bing o DuckDuckGo, ad esempio.

Per questo tra i parametri con cui ordina i risultati compaiono velocità, usabilità e pertinenza dei contenuti.

Cosa cambia questa volta?

Andiamo al sodo: con il nuovo aggiornamento dell’algoritmo, le metriche Core Web Vitals diventeranno fattori di ranking.

Questi parametri sono precisamente tre:

  • Caricamento elemento principale della pagina (Largest Contentful Paint – LCP), tempo di caricamento del principale blocco di pagina;
  • Prima Interattività (First Input Delay – FID), tempo necessario alla pagina per rispondere alla prima interazione dell’utente;
  • Stabilità visiva della pagina (Cumulative Layout Shift – CLS), che misura la stabilità o meno degli elementi della pagina, ovvero i movimenti imprevisti del layout;

Cosa c’entra la UX?

Da quando Google ha annunciato il Page Experience Update, mettendo volutamente al centro la parola Experience, si fa un gran parlare di come l’Esperienza Utente (in breve UX) stia diventando centrale tra i valori utilizzati per assegnare punteggi alle pagine.

Ma questo non è affatto vero, l’esperienza utente è sempre stata centrale.

Google ha spostato l’attenzione da parametri oggettivi, come la velocità di caricamento dei dati o la presenza organica di parole chiave, a parametri soggettivi (la felicità degli utenti). In realtà questi parametri soggettivi possono essere (e sono) misurati solo attraverso la combinazione di parametri oggettivi. L’algoritmo non può “valutare” l’esperienza degli utenti, continua ad assegnare punti in base a valori che, ora più che mai, sono associati alla UX.

Quello che sta cambiando è quindi la percezione di come certi fattori siano di fatto parte integrante della UX: oggi un sito che impiega anche pochi secondi a caricare i contenuti visibili e, mentre lo fa, si muove un po’ su e giù, viene giustamente penalizzato rispetto a concorrenti più veloci e più stabili, quando fino a pochi anni fa la stessa differenza poteva essere percepita in maniera diversa.

L’utente medio del 2010 era infatti generalmente disposto ad aspettare qualche secondo per il caricamento di pagine ricche di contenuti, così come era abituato in generale a brevi attese per ogni operazione al pc o con lo smartphone, vuoi per la lentezza del mezzo o per l’insufficienza della rete.

Cosa possiamo imparare

Che l’aggiornamento di Google cambi il modo in cui verranno ordinati i risultati oppure no, lo scopriremo tra qualche mese. Indipendentemente dalle variazioni, sarà difficile nell’immediato, capire davvero il cambiamento (chi non è specialista SEO ha una preoccupazione in meno e può, evviva!).

Per chi si occupa di progettare l’Esperienza Utente di un sito o app, concentrandosi principalmente sul fornire un’interfaccia immediata e interazioni appaganti, è facile che aspetti come le Core Web Vitals passino in secondo piano; si tende a ridurli a questioni tecniche da segnalare agli sviluppatori in fase di verifica, quando ci si accorge che non funzionano come si vorrebbe. In realtà anche il miglior UX Design viene penalizzato da bassi punteggi nei Core Web Vitals e gli UX Designer non possono non preoccuparsene, in due modi:

  • Indirizzando prima e monitorando poi l’attività di sviluppo;
  • Tenendo presenti queste metriche in fase di progettazione.

Per questi motivi sarebbe l’ideale che SEO e UX dialogassero dall’inizio della progettazione, senza dare nulla per scontato.

 

di Sebastiano Fadelli, Web Designer