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Neumorfismo: Una moda passeggera che vivrà molto a lungo

Scopriamo il neumorfismo: dopo averci introdotto il tema della Seo UX, Sebastiano prosegue il suo ciclo di interventi con un articolo che ci parla delle nuove tendenze in merito al design.

Neumorfismo o Neomorfismo?

Mi riferisco al Neumorphism, in italiano a volte tradotto come Neomorfismo, altre con Neumorfismo; ho scelto la dicitura con la “U” perché somiglia a Scheumorfismo e per distinguerlo da un fenomeno studiato in geologia (https://it.vvikipedla.com/wiki/Neomorphism) semplicemente perché wikipedia non ha una pagina di disambiguazione.

Il Neumorfismo è il nuovo nero

Sì, da dicembre 2019 espertə di design e testate di settore parlano del Neumorfismo come della nuova tendenza, destinata ad affermarsi nell’immediato futuro: insomma, l’ultima moda per quanto riguarda la progettazione grafica delle interfacce, quindi dell’aspetto visivo di applicazioni, applicazioni web, siti.
Perciò se vogliamo che la nostra prossima app abbia un’interfaccia trendy, corriamo a procurarci un manuale di design neumorfico e iniziamo a progettare a più non posso.

Ma in pratica… com’è fatto?

I princìpi fondamentali di questo famigerato stile sono abbastanza semplici: sfondo ed elementi hanno lo stesso colore e tutta la palette è costituita da gradazioni più o meno luminose della stessa tinta. L’effetto che si vuole ottenere è quello di elementi che emergono morbidamente come volumi concavi o convessi rispetto allo sfondo, in un universo monocromatico.


Il rovescio della medaglia

Il limite più evidente del Neumorfismo è quello dell’accessibilità: un design monocromatico e giocato sulle sfumature, difficilmente definisce a colpo d’occhio una gerarchia visiva e dei punti di riferimento. In condizioni di luce particolari o con un display molto o molto poco luminoso, le sfumature si perdono e così la capacità di distinguere gli elementi. Se l’utente ha una qualche difficoltà o disabilità visiva, il layout può diventare totalmente illeggibile.

Neumorfismo fa rima con Scheumorfismo

C’era una volta, tanto, tanto tempo fa, uno stile grafico che si proponeva di riprodurre sullo schermo in maniera realistica l’interfaccia di oggetti reali. Fu uno stile molto in voga per un periodo lunghissimo, durante il quale l’evoluzione tecnologica ha permesso via via un miglioramento della qualità e della risoluzione: se inizialmente era necessario semplificare molto, negli anni di maggior fortuna dello Scheumorfismo si è arrivati al fotorealismo. Ma se a un’interfaccia Scheumorfica applichiamo il principio del minimalismo cromatico e iniziamo a semplificare e ammorbidire le forme, otterremo velocemente una versione Neumorfica: infatti esiste una continuità tra i due stili.

Flat Design e Material Design

Storicamente in un certo senso siamo passati dal voler riprodurre interfacce di oggetti reali (quindi dotati di tridimensionalità) con lo Scheumorfismo al ricercare una semplificazione formale attraverso l’appiattimento (Flat Design) e la sostituzione simbolica (forme piatte che sostituiscono forme tridimensionali) per poi reintrodurre la terza dimensione con il Material Design, nel quale gli elementi piatti sono posizionati su livelli diversi, e con il Neumorfismo.

La storia ci insegna

Anche se questi stili (scheumorfismo, piatto, materiale e neumorfismo) sono nati in momenti successivi e spesso come reazione e/o tentativo di  superamento dei precedenti, vale la pena osservare come continuino a esistere e coesistere.
Nessuno è stato abbandonato totalmente in favore di un altro e si assiste piuttosto a un momento di singolarità in cui tutto convive.
Ogni stile continua a essere scelto per certi utilizzi, vuoi perché effettivamente più adatto, vuoi per scelta stilistica legata ad altri fattori.
Per questo possiamo supporre che il Neumorfismo si sia già affiancato dalla nascita e per sua natura agli altri stili e che continueremo a utilizzarlo per molto tempo.
Andiamo oltre: questi quattro stili che ho nominato sono solo etichette che identificano gruppi di stilemi e nessuno vieta a ogni designer di mescolare, fondere, contaminare e muoversi tra uno e l’altro, fino a trascenderli e creare qualcosa di difficilmente inquadrabile, di nuovo. 

Del resto, non è così che si creano nuovi stili?

 

di Sebastiano Fadelli, Web Designer,