Metaverso

I primi “Metaversi” nella storia

di Paolo Fabbri, Account manager DotEnv

Sempre più spesso sentiamo parlare di Metaverso, ma quando e dove è nato? Prima di addentrarti nella lettura, hai già letto l’articolo precedente sul Metaverso e i suoi possibili campi di applicazione? Corri a recuperarlo.

Ecco, ora che hai la prima infarinatura, procediamo insieme in questa mia analisi sul Metaverso.
Abbiamo un riferimento chiave per la nascita di questo concetto: “Snow crash” di Neal Stephenson. In questo romanzo del 1992 il contesto è profondamente diverso da quello a cui siamo abituati nella realtà odierna. Tutto prende forma grazie al codice, il quale permette anche l’interazione tra gli abitanti del mondo descritto dallo scrittore. Le persone spendono il proprio tempo in un ambiente urbano, interagendo con i propri simili: ognuno è il gemello digitale di sé stesso.

Quanta strada ha fatto il Metaverso da quel momento? Quanto si è evoluto?

Sembra un paradosso, ma credo che sia contemporaneamente cambiato tantissimo e non così tanto. Se, da un lato, è cresciuto in complessità e dettaglio, dall’altro la visione di Neal Stephenson non è stata completamente ribaltata.

Ma andiamo per step e facciamo un salto indietro nel passato.

I diversi Metaversi che si sono susseguiti nel corso della storia

Anche se è adesso che ne sentiamo parlare sempre più di frequente, la storia conserva diversi esempi di Metaverso. Vediamo insieme una carrellata di giochi che potremmo far rientrare in questo concetto oggi così discusso.

Active Worlds e Second Life, universi virtuali paralleli alla realtà

Active Worlds è un gioco che potremmo classificare come primo esempio di Metaverso nella storia. Pubblicata nel giugno del 1995, si tratta di una piattaforma tridimensionale dove un utente poteva costruire edifici in 3D oppure intere aree edificabili. Il giocatore aveva addirittura la possibilità di creare oggetti unici da scambiare o vendere attraverso un negozio (un antipasto dei moderni NFT?)

Tutto era accompagnato da un sistema di messaggistica interno al videogioco che permetteva sia di comunicare con gli altri utenti presenti a breve distanza, sia di inviare telegrammi virtuali ai giocatori che si trovavano molto lontani sulla mappa.

Il secondo esempio che ti riporto è Second Life, un gioco nato nel 2003 che possiamo considerare il primo vero precursore dei moderni Metaversi. È un gioco che permette agli utenti di accedere liberamente e gratuitamente a un mondo di contenuti generati dalla community stessa.

In questa piattaforma di gaming sono accaduti fatti assurdi e perfettamente ascrivibili al moderno concetto di Metaverso. Ci sono stati tanti paesi, come Estonia, Svezia e Maldive che hanno addirittura aperto un’ambasciata su Second Life! Pensa che il sito egiziano Islam On Line ha persino acquistato terreni in modo da permettere a tutti i fedeli di visitare e pregare la sacra moschea della Mecca, prima di recarvisi in carne e ossa o in mancanza di poterlo fare dal vivo. Infine, ci sono state università che hanno tenuto dei corsi di studio nel mondo di Second Life. Una vera realtà parallela che andava quindi a formarsi.

Al punto di rottura di questo “Metaverso” che, conseguentemente ha creato una consistente perdita di utenti attivi, potrebbe coincidere il fatto che sulla piattaforma di Second Life chiunque può assumere false personalità e quindi generare profili falsi. Cosa potrebbe mai attrarre le persone in un contesto completamente astratto, popolato da identità fasulle? Quest’eccessiva “libertà” ha generato uno scollamento tra ciò che è permesso e accettato nella vita vera e ciò che si può realizzare in quella virtuale.

Se, inizialmente, questa logica ha generato euforia e una sorta di ricerca dello “sballo continuo”, in un secondo momento ha provocato prima assuefazione, poi rigetto con conseguente abbandono da parte di molti utenti.

Quella di Second Life è una lezione che i moderni Metaversi non devono dimenticare.

Roblox, il gioco più vicino al moderno concetto di Metaverso

Se Active Worlds e Second Life sono i più importanti “simil Metaversi”, non posso non citare Habbo e il recente Roblox che reputo il maggiormente vicino all’idea contemporanea di Metaverso. Nato nel 2005, unisce il concetto di gioco a stanze – introdotto da Habbo – e quello di creazione (nel vero senso del termine) tipico di Second Life.Roblox consente la costruzione di giochi di ogni tipo e di condividerli con gli altri utenti. Al suo interno esiste persino un mercatino di oggetti che i giocatori premium della piattaforma possono vendere. È diventato popolarissimo e utilizzato da milioni di utenti quando la casa produttrice ha rilasciato una versione compatibile anche con smartphone e tablet, superando il limite del suo precedente utilizzo soltanto su computer.

Ecco dunque che, in un certo qual modo, Roblox rappresenta il passaggio tra i Metaversi nella storia e il Metaverso inteso nel suo concetto moderno. Mi piace figurarlo come l’anello di congiunzione tra il passato e il presente di questa realtà astratta.

Metaverso o Metaversi?

Dopo questa carrellata “storica” di Metaversi, è evidente che se ne sono susseguiti di diversi, quindi ora il quesito che pongo anche a te è il seguente: dovremo parlare di un solo Metaverso oppure di molteplici?
Quello che certamente sappiamo è che sono tante le aziende che hanno lanciato la versione beta dei loro Metaversi e immaginarsi un’unica piattaforma per la vita virtuale mi sembra inverosimile.

Tuttavia, qualche mese fa, nell’annuncio fatto dal CEO dell’ex gruppo Facebook (rinominato appunto Meta), Mark Zuckerberg ha teorizzato la futura esistenza di un Multiverso. Si tratterebbe di una realtà ancora più grande del singolo Metaverso, in grado dunque di comprenderne e unirne una moltitudine. Tuttavia, un simile scenario avrebbe necessità di una definizione unanime e uniforme degli standard tecnici, dei protocolli di comunicazione e, più in generale, di tutti quegli aspetti in grado di permettere l’interoperabilità e la connessione tra gli stessi.

A te non ricorda un po’ le moderne teorie sull’universo che stanno, appunto, teorizzando la presenza di un multiverso, al quale sarebbero collegati un numero infinito di universi, proprio come il nostro?

Ammesso e non concesso che si arrivi a uno standard di tecnologia per il web 3.0, trovo molto più probabile che lo scenario futuro sia costellato da prodotti di molte aziende, con grafiche, logiche, funzionalità e campi di applicazione molto diversi tra loro.

Ora che lo scenario passato del Metaverso è più chiaro, concentriamoci sul presente: che rapporto avrà con società e politica? Quali vantaggi potranno trarre l’uno dall’altra? Lo vedremo insieme nel prossimo articolo!

Stay tuned!

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